Lettera aperta di Marco Setaccioli del direttivo di Europa Radicale a Gianni Infantino, presidente della FIFA.
Per ora senza risposta.
Egr. Presidente Infantino,
ho trovato piuttosto sconcertante la sua proposta di rivedere l’esclusione della Russia dalle competizioni internazionali, decisa nel 2022, a seguito dell’inizio della guerra criminale di Putin contro l’Ucraina.
Le faccio presente, qualora le fosse sfuggito, che dall’inizio dell’invasione sono rimasti uccisi oltre 600 atleti ucraini, almeno 100 di questi erano calciatori o allenatori di calcio. Nella prima foto può vedere ad esempio Dmytro Martinenko, attaccante 25enne dell’FC Hostomel, ucciso non al fronte, ma da un missile che ha colpito la sua casa, ammazzando anche sua madre. Nella seconda c’è Vitalii Sapylo, di appena 21 anni, promettente portiere delle giovanili del Karpaty Lviv, morto in un combattimento vicino a Kiev nei primi giorni dell’invasione. Le risparmio la terza, nonostante abbia un grande voglia di mostrarle il volto spensierato di Illia Perezhogin, un ragazzo di 15 anni ucciso da un missile mentre stava semplicemente giocando a pallone nel campo della sua scuola a Mariupol. Svariate altre decine di atleti sono tutt’ora prigionieri e, come tutti gli altri ucraini detenuti nei gulag russi, subiscono quotidiane torture.
Forse non sa che la nazione che lei vorrebbe riammettere a nei campionati internazionali, ha distrutto finora 730 impianti sportivi, 77 dei quali erano stadi o campi di calcio. A causa di questa guerra chissà quanti campioni la sua stessa Federazione non conoscerà mai, visto che almeno 150.000 atleti professionisti o semi-professionisti hanno perso la possibilità di allenarsi a causa della distruzione dei centri tecnici nazionali e regionali e circa 1,5 – 2 milioni di bambini e adolescenti hanno visto interrotto il loro percorso sportivo. Molti di loro peraltro vivevano in aree dove le palestre scolastiche o i piccoli centri comunali erano anche gli unici punti di aggregazione, ora distrutti o utilizzati come rifugi.
Lo Statuto della FIFA impegna la Federazione al rispetto dei diritti umani, ma le sofferenze inflitte alla popolazione civile attraverso i costanti bombardamenti che anche in queste ore stanno lasciando milioni di persone, inclusi bambini e anziani, al buio e al freddo, contrastano in modo assai chiaro con questo principio. Inoltre non ritiene anche lei che sarebbe inopportuno dover ammettere alle competizioni atleti spacciati come russi, ma provenienti da aree occupate come la Crimea e Donbas, che per il diritto internazionale sono e restano ucraine? Questo viola il principio secondo cui una federazione non può operare sul territorio di un’altra senza autorizzazione.
Egregio presidente, spiace che debba essere un semplice cittadino come me a ricordarlo a chi come lei guida una Federazione mondiale, ma anche il calcio, ancor prima che di sudore, erba e spalti, è fatto di valori. Una coppa conquistata da chi ammazza atleti e distrugge stadi altrui non merita di essere alzata. Un pallone che rotola sui cadaveri e sui diritti umani non dovrebbe mai essere calciato. Ma soprattutto uno sport che dimentica l’etica è destinato ad avere solo sconfitti e nessun vincitore.
