La formale incriminazione di Buzás-Hábel Géza, organizzatore del Pécs Pride, rappresenta un grave salto di qualità nella repressione dei diritti civili in Ungheria.
“Per la prima volta, l’organizzazione di un Pride viene criminalizzata penalmente, con il rischio di una condanna detentiva, sulla base di una legislazione modificata dal governo Orbán per vietare manifestazioni considerate “lesive della protezione dei minori”.
Si tratta di una norma volutamente ambigua, già utilizzata per colpire eventi Pride in tutto il Paese, e che ora viene applicata per intimidire la società civile e scoraggiare future mobilitazioni.
Secondo ILGA Europe, le autorità stanno chiedendo sanzioni tramite ordinanza senza udienza, in un quadro giuridico opaco che aumenta la pressione su chi esercita il diritto di manifestare” affermano Claudio Uberti e Nicola Bertoglio di Certi Diritti.

“Di fronte a questo precedente gravissimo, l’Unione Europea non può restare a guardare. Chiediamo l’immediata presa di posizione della Commissione europea e il rafforzamento di procedure d’infrazione (art.258 TFUE) per violazione dei diritti fondamentali e la necessaria attivazione. degli strumenti di condizionalità sui fondi UE.
L’Unione inoltre può fornire protezione concreta di attivisti e organizzazioni della società civile colpiti da procedimenti intimidatori.
La repressione dei Pride in Ungheria non è una questione interna, ma un attacco diretto ai valori fondanti dell’Unione Europea” aggiungono Federica Valcauda e Chiara Squarcione di Europa Radicale.

Difendere la libertà di riunione, di espressione e l’uguaglianza delle persone LGBTQIA+ significa difendere lo Stato di diritto in Europa.

Invitiamo inoltre il governo Meloni a prendere una posizione netta contro la legge ungherese, potete firmare l’appello rivolto al governo: