“La decisione della procura di Budapest di ritirare le accuse contro il sindaco Gergely Karácsony e gli organizzatori del Pride è una buona notizia per lo Stato di diritto, per la libertà di riunione e per tutte le persone che in Ungheria continuano a difendere i diritti civili nonostante le intimidazioni del governo Orbán”, dichiara Federica Valcauda tesoriera di Europa Radicale.

“Da oltre un anno ripetiamo che le norme utilizzate per colpire il Pride ungherese erano incompatibili con il diritto europeo. Lo abbiamo denunciato pubblicamente, abbiamo contestato le intimidazioni contro gli organizzatori e abbiamo chiesto che l’Italia e le istituzioni europee agissero con determinazione. Oggi la realtà dei fatti e la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea confermano ciò che sostenevamo” commenta Chiara Squarcione del Consiglio Direttivo di Europa Radicale.

“Quando chiedevamo al governo italiano di sostenere il ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea e quando sollecitavamo procedure più incisive contro le derive illiberali del governo ungherese, non difendevamo una causa di parte. Difendevamo il principio fondamentale secondo cui nessun governo nazionale può calpestare i diritti fondamentali garantiti dai Trattati europei” dichiara Nicola Bertoglio tesoriere di Certi Diritti. 

“L’archiviazione delle accuse dimostra che l’Europa, quando fa rispettare i propri valori fondanti, continua a rappresentare il più forte argine democratico contro le derive autoritarie, omotransfobiche e illiberali che minacciano il continente. La supremazia del diritto europeo non è un tecnicismo giuridico: è una garanzia concreta di libertà per milioni di cittadini” conclude Claudio Uberti Presidente di Certi Diritti

“Questa vicenda non deve però indurre ad abbassare la guardia. Le leggi discriminatorie approvate dal governo Orbán restano una ferita aperta per l’Europa e devono essere formalmente modificate. Continueremo a chiedere alle istituzioni europee di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per difendere lo Stato di diritto, le libertà fondamentali e i diritti delle persone LGBTIAQ+ in ogni Stato membro dell’Unione” concludono gli esponenti di Europa Radicale e Certi Diritti.