Igor Boni e Federica Valcauda (Europa Radicale):
“Nel giorno in cui la guerra iniziata il 24 febbraio 2022 da Putin supera la durata della prima guerra mondiale, e poche ore dopo l’ennesimo attacco dell’ambasciatore russo Alexei Paraomonov al presidente Mattarella, l’intervento della premier Meloni in Parlamento non è andato oltre alla conferma del sostegno all’Ucraina (con Salvini accanto e Vannacci col fiato sul collo non è poco) e alla richiesta all’Unione Europea di “individuare una figura autorevole” per un auspicabile negoziato trilaterale con Kyiv e Mosca.
A Giorgia Meloni è mancato il coraggio, innanzitutto, di fare dei nomi di possibili mediatori, anzi, di fare l’unico nome che ci pare all’altezza del compito, quello di Mario Draghi, la cui leadership è riconosciuta in tutta Europa e che seppe dare all’Italia, al momento della seconda aggressione russa all’Ucraina, quella postura chiara ed inequivocabile di denuncia dei crimini russi. A Giorgia Meloni è mancato anche il coraggio di annunciare, finalmente, che terminerà l’opera iniziata proprio da Mario Draghi nel 2022, revocando tutte le onorificenze della Repubblica Italiana concesse da tutti i governi italiani precedenti agli uomini del cerchio magico di Putin, a partire dalla due vergognose onorificenze attribuite all’ambasciatore Paramonov dai governi Conte I e Conte II.”.
