Laura Botti e Giulio Manfredi (Europa Radicale):
L’ineffabile ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, in un’intervista all’agenzia di stampa “Tass”, ha definito “poveri disgraziati” i cittadini italiani che combattono in Ucraina, inquadrati nell’esercito di Kyiv, contro l’aggressore russo: si stima che dal 2022 siano morti sul fronte una ventina di volontari italiani. Non è la prima volta che Paramonov provoca le istituzioni italiane, a partire dal presidente della Repubblica. Questa volta ci pare abbia passato qualsiasi limite di decenza, diffamando ed offendendo i nostri compatrioti che combattono (e muoiono) non solo per l’Ucraina ma anche per la nostra difesa e sicurezza. E’ incredibile come un simile personaggio possa ancora fregiarsi di ben due onorificenze della Repubblica Italiana, elargite dai governi Conte I e Conte II nel 2018 e nel 2020. Il governo Draghi, nel 2022, aveva revocato ben 14 onorificenze a uomini di Putin; cosa aspetta il governo Meloni a seguire quell’esempio e a revocare le onorificenze a Paramonov e agli altri suoi compari del cerchio magico di Putin?
Qualcuno faccia presente all’ambasciatore Paramonov che i “poveri disgraziati” sono le centinaia di migliaia di sudditi russi delle zone più povere del Paese, che sono stati assoldati da Putin e mandati a morire sul fronte ucraino; “poveri disgraziati” sono le migliaia di sudditi nordcoreani mandati a morire in Ucraina dal dittatore criminale Kim Jong-un; i “poveri disgraziati” sono le migliaia di cubani e africani ingannati dal regime di Putin, che ha promesso loro un lavoro e gli ha invece dato un fucile, mandandoli allo sbaraglio nel Donbas ucraino.
Intanto, gli amici italiani di Paramonov e Putin continuano a diffondere la “peste putiniana”, sponsorizzando e diffondendo i sedicenti “docufilm” di Russia Today, espressamente vietati in tutta Europa dal Regolamento Europeo n. 350/2022. A questo proposito, ricordiamo la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2/07/2026 C-67/25 (https://curia.europa.eu/site/upload/docs/application/pdf/2026-07/cp260094it.pdf), applicabile in tutta l’Unione Europea, che ha ribadito che la normativa europea anti-RT “deve essere intesa nel senso che include qualsiasi persona fisica o giuridica responsabile della radiodiffusione o della messa a disposizione dei contenuti contemplati da tale disposizione, anche nell’ambito di un’attività non retribuita o nell’ambito della gestione di un sito Internet finanziato da contributi volontari di terzi… omissis ….”.
Ricordiamo, infine, che il nuovo articolo 275 bis del Codice Penale (introdotto nel nostro ordinamento dall’articolo 3 del Decreto legislativo 30 dicembre 2025, n. 211, entrato in vigore il 24/01/2026),  sanziona pesantemente (con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 25.000 a euro 250.000) la violazione delle misure restrittive dell’Unione Europea.

Cara magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale è ormai un optional?