A UN ANNO DALLA INCRIMINAZIONE DI PUTIN SCORTA NONVIOLENTA RADICALE PER I RUSSI CHE VOTANO NEI CONSOLATI

Domenica 17 marzo sarà l’ultimo giorno delle “elezioni presidenziali russe”; i Russi che vogliono dare un segnale al regime criminale di Mosca si sono dati appuntamento alle 12 di domenica ai seggi. Anche in Italia i Russi che dicono NO a Putin voteranno alle 12 presso i Consolati Generali. A Genova e Milano sarà organizzata una sorta di “scorta nonviolenta radicale” per garantire ai cittadini russi il massimo della sicurezza nelle operazioni di voto e controllare che tutti escano dai Consolati indenni dopo aver votato.

«Il 17 marzo 2024 è una data importante non solo per le elezioni farsa in Russia ma anche per un anniversario da tenere a mente: un anno fa la Corte Penale Internazionale emetteva un mandato d’arresto nei confronti di Vladimir Putin e di Maria Lvova-Belova, “commissaria russa per i diritti dei bambini”. – Così in una nota gli esponenti Radicali Igor Boni, Silvja Manzi e Giulio Manfredi – Il capo d’imputazione è “deportazione di bambini ucraini in Russia”. Da un anno, quindi, Putin è recluso nei suoi confini perché verrebbe arrestato se entrasse in uno Stato che ha sottoscritto lo Statuto della Corte. Putin è un criminale di guerra, è il primo responsabile del massacro di persone in Ucraina e con queste elezioni farsa vuole sigillare il suo potere assoluto. Gli oppositori del regime, da Aleksej Navalny a Mikhail Khodorkovsky, da Vladimir Kara-Murza a Ilya Yashin, hanno chiesto ai russi di lanciare un segnale al Cremlino recandosi alle urne a mezzogiorno di domenica. Noi – concludono tre esponenti Radicali – saremo domenica di fronte ai Consolati di Genova e Milano, dalle ore 11:30, insieme ai Russi liberi che vorranno votare per garantire il più possibile visibilità a una azione di contrasto al regime dittatoriale del Cremlino e per chiedere alla Corte Penale di emettere ulteriori mandati di cattura nei confronti del capo del Cremlino per tutti i crimini di guerra e contro l’umanità che vengono quotidianamente commessi dall’esercito russo e di cui, come dimostra il documentario “20 giorni a Mariupol” vi sono prove inconfutabili.»