Dichiarazione di Igor Boni e Marco Taradash

“La fine del regime degli Ayatollah non sarebbe solo una buona notizia per gli Iraniani, ma per il mondo intero. Abbiamo aderito e participeremo Il prossimo 3 marzo alla grande iniziativa di piazza promossa dall’Associazione Setteottobre che vede l’adesione di moltissime sigle politiche e associative nel nome della libertà e della democrazia per l’Iran.
Tuttavia non può sfuggire a nessuno che l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran non è conforme al diritto internazionale così come lo abbiamo conosciuto fino al 24 febbraio 2022.
Da allora, dopo l’aggressione russa all’Ucraina e il tentativo di rovesciare un governo democraticamente eletto, il diritto internazionale è stato progressivamente sostituito da una prassi fondata sull’uso della forza.
La nostra comune speranza è che il regime degli ayatollah crolli definitivamente e che l’Iran possa finalmente diventare uno Stato democratico e laico. Non possono però essere taciuti i rischi enormi di azioni belliche unilaterali. Se il conflitto non dovesse concludersi rapidamente e con un chiaro successo, si aprirebbe una fase di disordine internazionale che finirebbe per indebolire proprio le democrazie e i fondamenti della società aperta. La guerra permanente all’esterno tende a produrre regressioni democratiche all’interno. Trump di regressioni ne ha già messe in campo molte, l’ultima avere ordinato un “attacco preventivo” senza il consenso del Parlamento e c’è il timore concreto che voglia ricorrere alla proclamazione dello stato di emergenza per condizionare le elezioni di midterm a novembre.
Come e più di sempre proveremo a tenere alta la bandiera del diritto e dei diritti.
Oggi però festeggiamo con gli amici iraniani e dedichiamo questa giornata al compagno Radicale Enzo Francone che, da solo, nel 1979, affrontò il regime manifestando a Teheran contro la repressione e le condanne a morte degli omosessuali”