Stamattina la delegazione di Europa Radicale a Gerusalemme ha svolto due importanti incontri: Gershon Banski, avvocato mediatore per la pace tra Israele e Palestina, che in questi anni ha volto la funzione di mediatore per il rilascio di ostaggi e prigionieri palestinesi. 

“L’incontro con Banski da forza al nostro documento Offensiva di Pace, confermandoci che la complessità di questo territorio non può essere trattata con le tifoserie da stadio e con il clima che stiamo vivendo in Europa” dicono Igor Boni e Laura Botti, che proseguono: “Banski conferma che non ci può essere sicurezza per Israele se non c’è libertà per i palestinesi, e non ci può essere sicurezza per i palestinesi se non c’è sicurezza per Israele. Si devono dunque eliminare gli estremismi di destra in Israele, e continuare a lottare contro le organizzazioni terroristiche palestinesi che fanno il male del loro stesso popolo”, concludono Boni e Botti. 

L’incontro con Amit Peretz della Open House Jerusalem, che offre servizi per la comunità Lgbti+, ha confermato il clima teso di una città come Gerusalemme, che ha delle diversità importanti rispetto a Tel Aviv: le diversità religiose e il conservatorismo rendono il clima teso.

“Il Pride di Gerusalemme è più una protesta, che una festa: questa è la prima diversità interna da tenere in considerazione. Nel 2005 un estremista religioso accoltellò tre partecipanti al Pride, è stato un momento per loro difficile, che si protrae nel tempo: sanno che ancora oggi devono tenere gli occhi aperti” dice Federica Valcauda di Europa Radicale, che prosegue: “Trovano invece una grande difficoltà nei colloqui con partiti e associazioni europee e americane di sinistra, ammissione in linea con il clima di crescente antisemitismo in Europa, che abbiamo vissuto anche nei confronti della comunità Keshet, che noi insieme a Certi Diritti abbiamo sostenuto durante il Pride di Roma” conclude Valcauda.