Esprimiamo la nostra piena solidarietà al sindaco di Budapest Gergely Karácsony, oggi sotto indagine per aver difeso il diritto di manifestare e l’esistenza stessa di una comunità colpita da leggi discriminatorie.
Eravamo a Budapest, accanto a chi ha scelto di esserci a difendere i diritti civili quando farlo comporta un rischio personale e politico.
“L’amore non si può fermare per legge. Non può essere vietato, represso o criminalizzato.
Il Pride che il sindaco ha scelto di sostenere è stato un simbolo potente della tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, della libertà di espressione e di riunione, valori fondanti dell’Unione europea. Colpire un sindaco eletto democraticamente per aver difeso queste libertà significa colpire lo Stato di diritto stesso.
Per questo saremo al suo fianco, oggi e in futuro, nella difesa dei diritti civili, della dignità delle persone” dicono Claudio Uberti e Nicola Bertoglio di Certo Diritti.
“L’Unione Europea non può stare ferma: è prioritario rafforzare la procedura d’infrazione ai sensi dell’art. 258 TFUE già pendente sulla legge ungherese anti-LGBT del 2021, integrandone il fascicolo probatorio, accelerando i tempi per la decisione.
Invitiamo la Commissione europea ad attivare pienamente il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, proponendo la sospensione o il congelamento dei fondi europei destinati all’Ungheria, e il Consiglio dell’Unione europea ad adottare le misure conseguenti.
I diritti LGBT+ non sono diritti “speciali”, ma la cartina di tornasole della libertà di tutti” affermano Federica Valcauda e Chiara Squarcione di Europa Radicale.
