«Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale. Poi, inutile che assegni la palma dell’ipocrisia a quei ceti politici, economici, anche culturali, che hanno goduto negli anni dell’ambito favore di Mosca e ora, con ribrezzo, ne sparlano” (dichiarazione di Pierangelo Buttafuoco, presidente Biennale Venezia, riportata da Open).

Igor Boni e Chiara Squarcione (Europa Radicale):

Nella polemica politica occorre sempre ritenere che il proprio interlocutore sia in buona fede, che creda veramente a quello che afferma; altrimenti, non esisterebbe neppure l’utilità di fare polemica. Ciò premesso, riteniamo che il “fine intellettuale” Buttafuoco non abbia compreso nulla degli ultimi 40 anni di storia prima dell’Unione Sovietica e poi della Federazione Russa. L’Unione Sovietica è implosa perché Ucraina, Armenia, Azerbajan, Georgia, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghisistan, Cecenia sono riuscite a scrollarsi di dosso il colonialismo russo e si sono proclamate indipendenti. E la Russia non si è mai liberata del “proprio ingombrante passato”: Putin è il degno erede degli zar e poi di Stalin. La Russia di Eltsin degli anni ‘90 del secolo scorso non ha avuto il tempo né le capacità di metabolizzare gli istituti della democrazia occidentale, tanto è vero che Eltsin ha scelto come suo successore Putin.
Dopo il totale travisamento dello stato delle cose in Russia, Buttafuoco ha sicuramente ragione nel puntare il dito contro le classi dirigenti europee che hanno permesso tutto questo (e di cui, per non parlare sempre dell’Italia e di Salvini, è degno rappresentante quel Gerard Schroeder (il “mediatore preferito” da Putin), prima cancelliere tedesco e poi, pochi mesi dopo le sue dimissioni, subito a libro paga di Putin per vent’anni; ricordiamo che Romano Prodi, contattato da Gazprom subito dopo la fine del suo governo, nel 2008, seppe dire NO a Putin); ma il problema per quelle classi dirigenti è rendersi conto, finalmente, degli errori di valutazione commessi per vent’anni e cercare di rimediare, non certo di continuare a lisciare il pelo all’ultimo zar del Cremlino.
Buttafuoco, oltre a elargirci ricostruzioni storiche farlocche, dovrebbe rispondere alle domande molto più prosaiche ma inevitabili che gli sono state poste dalla Commissione Europea (ma non dal ministro Giuli né dalla premier Meloni): gli uffici della Biennale hanno agevolato la concessione di visti agli artisti russi che hanno animato prima del 9 maggio il “Padiglione Russia”, in barba alle sanzioni europee?; gli uffici della Biennale hanno fornito assistenza tecnica e logistica per l’allestimento del “Padiglione Russia”, in barba alle sanzioni europee? E, dulcis in fundo, cosa intende fare Buttafuoco per la Biennale del 2027? Ripetere gli errori di “quei ceti politici, economici, anche culturali, che hanno goduto negli anni dell’ambito favore di Mosca”, di cui lui è purtroppo il degno rappresentante, come Gabriele D’Annunzio (tanto per nobilitare il povero Buttafuoco) fu il degno rappresentante di una certa classe e di una certa cultura, che diede non solo all’Italia ma al mondo intero, non solo un secolo fa ma fino ad oggi e per il secolo futuro, il Fascismo.