Europa Radicale: “Contro la deriva autoritaria e la pena di morte decisa da Israele”
Nota di Igor Boni e Federica Valcauda (Europa Radicale):
Il 30 marzo 2026, Israele ha reintrodotto la pena di morte, solo per i palestinesi, escludendo gli israeliani che compiono gli stessi reati. Riteniamo quest’introduzione un ulteriore passo indietro per la democrazia israeliana, che dovrà usare tutte le sue forze per liberarsi dalla mentalità autoritaria e di negazioni dei diritti umani portata avanti da Netanyahu.
Questa legge introduce un’applicazione discriminatoria del diritto penale basata sull’identità, e va contro la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
L’introduzione della pena di morte viola il diritto alla vita, soprattutto quando viene limitata la discrezionalità giudiziaria nel valutare le circostanze individuali.
L’Unione Europea ha costruito la propria identità giuridica sull’abolizione della pena di morte, principio sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e nei Protocolli n. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: l’Unione dunque non può accettare passivamente questa scelta.
La Corte Suprema israeliana dovra esaminare la legge e a ristabilire il pieno rispetto dello Stato di diritto e del principio di uguaglianza davanti alla legge.
In questi anni abbiamo chiesto a più riprese un’offensiva di pace, contro le politiche di Netanyahu e la presenza di Hamas: lo ribadiamo.
La comunità internazionale non può restare a guardare ciò che sta accadendo.
