Nota di Emilia Rossi (Consiglio Direttivo Europa Radicale):

L’intervento di Alessandro Barbero sul Referendum Giustizia 2026 contiene affermazioni inesatte e ricostruzioni fuorvianti, che rischiano di confondere il dibattito pubblico su una riforma complessa e articolata.

In primo luogo, è inesatto sostenere che il referendum non riguardi la separazione delle carriere. I quesiti referendari intervengono infatti su più aspetti: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; separazione dei Consigli Superiori della Magistratura; introduzione dell’Alta Corte di giustizia disciplinare; nuovo metodo di selezione dei membri togati del CSM.
Ridurre il referendum al solo tema del CSM significa alterarne il perimetro reale.

È inoltre fuorviante e grave affermare che la separazione delle carriere “di fatto esista già”. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine, condividono lo stesso CSM, gli stessi meccanismi di carriera e una comune cultura ordinamentale. La riforma mira proprio a una separazione istituzionale, che attualmente non esiste.

Definire poi la separazione dei CSM come una loro “distruzione” è una valutazione politica, non un dato oggettivo. Il governo autonomo della magistratura non viene abolito, ma riorganizzato, anche per affrontare criticità evidenti, a partire dall’inefficacia storica delle funzioni disciplinari, rimaste in larga parte lettera morta.

Anche sul tema della selezione dei membri togati del CSM, l’intervento di Barbero risulta impreciso: la riforma non introduce un’estrazione a sorte pura, ma un meccanismo a doppio livello, che combina selezione per competenza e sorteggio finale, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti e rafforzare l’indipendenza.

Infine, il richiamo al controllo politico della magistratura in epoca fascista viene utilizzato in modo retorico: la riforma non restituisce al governo alcun potere di indirizzo o sanzione sui magistrati. Infatti, l’articolo 104 della Costituzione resta intatto.

Il Referendum Giustizia 2026 merita un confronto serio e nel merito.
Le opinioni sono legittime, ma non possono sostituire una ricostruzione corretta dei contenuti della riforma.