Igor Boni e Federica Valcauda (Europa Radicale):

Il dibattito di ieri alla Camera sul decreto annuale di rifinanziamento degli aiuti all’Ucraina conferma una tragica realtà: il campo largo è esattamente diviso a metà, a causa del “No alle armi all’Ucraina” sostenuto da Movimento 5 Stelle ed AVS (e, diciamolo, alla cosa ridicola delle sei risoluzioni parlamentari presentate dai gruppi parlamentari di opposizione a fronte del documento unitario della maggioranza di centrodestra).
Con quale credibilità quel sedicente “campo largo” potrà presentarsi davanti agli elettori, se è profondamente diviso su una questione che sicuramente sarà al centro del dibattito politico anche alle elezioni politiche del 2027?

Ancora una volta esprimiamo il nostro apprezzamento per le ineccepibili ed inequivocabili parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, a sostegno dell’Ucraina, seguendo la linea tracciata per primo dal governo Draghi nel 2022, all’inizio dell’aggressione su larga scala della Federazione Russa.

Al ministro Crosetto chiediamo nuovamente di rendere di pubblico dominio l’elenco delle forniture militari e non all’Ucraina.
L’Italia è uno dei pochi Paesi occidentali a non rendere note l’entità e la natura degli aiuti.

E, infine, approfittiamo dell’occasione per chiedere al ministro Crosetto come si concilia il suo proposito di dotare il ministero della Difesa di istituti ad hoc per il contrasto alla “guerra ibrida” condotta dal Cremlino nel nostro Paese con la delega di funzioni in materia di” resilienza dei soggetti critici” affidata al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giovanbattista Fazzolari (decreto 16 dicembre 2025 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 gennaio 2026). Su un tema così delicato e cruciale assistiamo a un controproducente tiro alla fune fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Difesa.
E’ ora che la premier Meloni faccia chiarezza.