Europa Radicale e Certi Diritti accolgono con favore la decisione del Tribunale di primo grado di Pest di sospendere il procedimento contro il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, accusato di aver autorizzato e guidato il Pride del 28 giugno 2025 nonostante il divieto imposto dalla normativa voluta dal governo di Viktor Orbán.
“Un anno fa siamo scesi per primi in piazza, vicino al consolato ungherese a Milano, per dire che la legge anti-lgbt e anti-pride era contro la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi il processo al sindaco di Budapest viene bloccato, rinviando tutto alla Corte Costituzionale per verificare la compatibilità della normativa con la Costituzione ungherese e con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo rappresenta un passaggio decisivo, per la libertà di tutta la comunità lgbt+” affermano Claudio Uberti e Nicola Bertoglio di Certi Diritti.
“In gioco non c’è solo il diritto di manifestazione, ma il principio stesso secondo cui i diritti fondamentali non possono essere limitati per ragioni ideologiche o politiche.
Processare un sindaco per aver difeso la libertà di riunione pacifica e la dignità delle persone LGBT+ costituisce un precedente grave per l’intera Unione Europea” aggiungono Federica Valcauda e Chiara Squarcione di Europa Radicale.
A poche settimane dalle elezioni del 12 aprile, in un contesto in cui il partito Tisza guidato da Péter Magyar risulta in vantaggio nei sondaggi, la situazione istituzionale ungherese appare attraversata da forti tensioni. Per la prima volta dopo sedici anni, un cambiamento politico è possibile.
Europa Radicale e Certi Diritti dichiarano fin d’ora che: “Se Magyar dovesse prevalere alle urne, sarà alla prova dei fatti che si saggerà la reale capacità della sua maggioranza di riprendere un percorso realmente democratico nella cornice europea del Paese.
Infatti, una delle prime richieste che rivolgeremo al nuovo Presidente del Consiglio sarà la sospensione immediata delle normative anti-LGBT+ e anti-Pride, in attesa della loro piena abrogazione e di un riallineamento dell’ordinamento ungherese agli standard europei in materia di diritti fondamentali” dicono congiuntamente.
Qualora tali normative restassero in vigore, continueremo a chiedere alle istituzioni europee l’accelerazione delle procedure d’infrazione e degli strumenti di condizionalità sullo Stato di diritto, affinché l’Unione Europea non sia complice di discriminazioni istituzionalizzate.
I diritti fondamentali non sono materia di maggioranza.
Sono il fondamento dell’Europa.
