Federica Valcauda e Giulio Manfredi (Europa Radicale):

L’art. 16 della legge 194/1978  prevede che “Entro il mese di febbraio, a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione.
Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro.
Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero.”.
Mentre il ministro della Giustizia ha presentato la sua Relazione:(https://www.giustizia.it/cmsresources/cms/documents/interruzione_volontaria_gravidanza_novembre2025_relazione.pdf), il ministro della Salute non l’ancora fatto, a oltre un anno dalla scadenza prevista dalla legge. Una scadenza non rispettata da tutti i 36 governi che si sono succeduti in questi 48 anni, ma il ritardo è sempre stato di mesi, non di un anno.
Facciamo presente che sul sito del ministero della Salute è disponibile, invece, dal 9 dicembre 2025, la relazione annuale “Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell’evento nascita – Anno 2024”, che riporta in modo analitico le informazioni sui parti avvenuti in Italia nel 2024, corredati da tabelle, statistiche, analisi: https://www.salute.gov.it/new/it/pubblicazione/certificato-di-assistenza-al-parto-cedap-analisi-dellevento-nascita-anno-2024/ui parti il Ministero Salute è ferratissimo e fornisce dati aggiornati; sugli aborti nessuna informazione, e se e quando arriverà sarà sicuramente già vecchia, riferita al 2023, poiché l’ultima Relazione presentata dal ministro Schillaci nell’ottobre 2024 riportava dati del 2022: https://www.salute.gov.it/new/it/pubblicazione/relazione-del-ministro-della-salute-sulla-attuazione-della-legge-contenente-norme-la/?tema=Salute%20della%20donna.
Ci dispiace doverlo scrivere ma ci pare evidente che il governo Meloni sia su questo punto del tutto erede del governo Mussolini di cento anni fa: la donna interessa, innanzitutto, come fattrice; solo dopo come persona. E i dati penali hanno la precedenza su quelli sanitari.