Nota di Beatrice Pizzini e Federica Valcauda:

Il nuovo decreto sicurezza cambia il modo in cui viene gestita la sicurezza in Italia.
Non si limita ad aumentare le pene: introduce misure che permettono di allontanare, limitare o controllare le persone nello spazio pubblico anche senza una condanna, sulla base di precedenti o valutazioni di rischio.
Zone rosse, DASPO urbani più ampi, accompagnamento in questura fino a dodici ore durante le manifestazioni, divieti di partecipazione a proteste: strumenti che possono colpire la libertà di circolazione e di riunione prima ancora che sia stato commesso un reato.
Questo approccio ha conseguenze particolarmente pesanti per le persone straniere.
Il decreto rafforza infatti il legame tra reati di sicurezza urbana e posizione giuridica dello straniero: più condotte entrano tra quelle rilevanti per permessi, espulsioni e altre misure amministrative.
Il rischio è evidente: una stessa condotta può produrre effetti molto più gravi per uno straniero che per un cittadino italiano, fino alla perdita del diritto a restare nel Paese.
Europa Radicale riconosce che in molte città esistono percezioni diffuse di insicurezza, ma ritiene che la narrazione securitaria spesso amplifichi paure e orienti l’opinione pubblica verso politiche di restrizioni dei diritti.
Ma la sicurezza non può essere costruita anticipando il sospetto e riducendo i diritti, soprattutto quando questo colpisce in modo più duro chi è già più vulnerabile.
Per questo proponiamo un approccio alternativo fondato su prevenzione sociale, mediazione territoriale e investimenti nei servizi locali: più presidi civici nei quartieri, programmi di inclusione e lavoro per le persone a rischio marginalità, e strumenti di sicurezza urbana che intervengano solo dopo accertamenti giudiziari, garantendo pieno rispetto delle garanzie costituzionali.
Chiediamo al Parlamento, nella fase di conversione del decreto, di modificare in modo sostanziale le norme su:
– DASPO urbani e zone a vigilanza rafforzata;
– accompagnamento preventivo nelle manifestazioni;
– divieti di partecipazione a proteste;
– effetti automatici dei reati sulla posizione degli stranieri.
La sicurezza, in uno Stato di diritto, si difende insieme ai diritti e non contro di essi.