Nota di Igor Boni, Federica Valcauda, Marco Taradash:
Di fronte all’ipotesi avanzata dal Presidente degli Stati Uniti di imporre dazi ai Paesi europei per forzare la cessione della Groenlandia, i leader europei hanno espresso una posizione chiara, denunciando l’inaccettabilità di pressioni economiche su Stati sovrani e sottolineando come simili iniziative finiscano per favorire Cina e Russia.
Anche Nigel Farage, alleato politico di Donald Trump, ha preso pubblicamente le distanze, dichiarando di non essere d’accordo con questa linea e criticando l’uso dei dazi contro Paesi alleati.
Diversa, e ancora una volta poco chiara, la posizione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dalla sua trasferta in Giappone, Meloni ha parlato di “metodi assertivi” per segnalare una “problematica reale”, richiamando la rilevanza strategica dell’Artico, ma senza condannare esplicitamente le pressioni su un territorio europeo.
Il punto, però, non è la centralità strategica dell’Artico, ma un principio politico essenziale: la Groenlandia non è in vendita e nessun territorio europeo può essere oggetto di ricatti o negoziazioni forzate.
Chiediamo al Governo italiano di uscire dall’ambiguità e di assumere una posizione chiara, in linea con gli altri leader europei.
Ribadiamo quanto già richiesto, e poi preso in considerazione, dalle istituzioni europee:
la sovranità della Danimarca e l’integrità territoriale dell’Unione non sono negoziabili;
ogni pressione su territori europei è inaccettabile;
la sicurezza dei cittadini europei e il rispetto del diritto europeo sono una linea invalicabile.
Su questi temi, la chiarezza è un dovere politico.
