“Ormai, come è giusto che sia, il “caso Gergiev” – fatto scoppiare da Europa Radicale e da Pina Picierno – è diventato un “caso nazionale”: domenica 27 luglio convergeranno sulla Reggia di Caserta migliaia di cittadini (italiani, ucraini, russi liberi) per manifestare contro la presenza del direttore d’orchestra filoputiniano, mentre altre decine di persone attueranno azioni nonviolente direttamente in sala” commentano Silvja Manzi, Igor Boni, Marco Taradash e Federica Valcauda di Europa Radicale

“L’unica che finge di non accorgersi di nulla è Elly Schlein. La segretaria del PD ha incontrato il governatore Vincenzo De Luca per ottenere il suo sostegno alle prossime elezioni regionali; era l’occasione ideale per pronunciare parole chiare e inequivocabili contro la presenza di Gergiev a Caserta. Silenzio.
E silenzio della Schlein anche su quanto riportato, nero su bianco, 

nel “Libro Verde del Partito Democratico sulle Politiche industriali” (link: “https://drive.google.com/file/d/1BjLa4OHB4-MthIiPfWFnTEP3vOdMyBzT/view?pli=1), a pagina 12, ultimo capoverso: ‘… In quest’ottica vanno collocate le ulteriori riflessioni da compiersi sulla necessità di un mercato unico che impedisca una pericolosa frammentazione nazionale anche di fronte alla possibilità non inverosimile di una riapertura dei flussi (di gas, ndr) dalla Russia …'” proseguono gli esponenti di Europa Radicale.

A dirla tutta Schlein, presa alla sprovvista da un giornalista, ha risposto che non c’era scritto quello che, invece, senza ombra di dubbio, è stato scritto ed è stato rivendicato dall’estensore del documento, Andrea Orlando.

“E’ evidente: la necessità di tenere buono Vincenzo De Luca per le regionali campane di quest’autunno è superiore all’esigenza morale e politica di esprimersi sul “caso Gergiev”. La necessità di tenere buono Giuseppe Conte per le elezioni politiche del 2027 è superiore all’esigenza morale e politica di fare chiarezza su quanto riportato nel “Libro Verde”. Chi si candida, del tutto legittimamente, a sostituire Giorgia Meloni a Palazzo Chigi non può permettersi di eludere le domande e i problemi scomodi” concludono Manzi, Boni, Taradash e Valcauda