Di Igor Boni e Federica Valcauda (Europa Radicale):

Le manifestazioni che attraversano piazze e atenei in Italia sono da prendere in considerazione, fermo restando la condanna delle violenze: servono alloggi accessibili, più borse di studio e servizi di placement che garantiscano un lavoro dignitoso post-laurea, che possa far fronte anche nel livello di giusto salario a momenti di crisi come quello che il mondo oggi sta vivendo.
Tuttavia, contrapporre il diritto allo studio al sostegno all’Ucraina significa alimentare una falsa narrazione smentita dai fatti.

I dati del Kiel Institute parlano chiaro: gli aiuti militari bilaterali italiani a Kiev pesano per circa 1 euro al mese a cittadino (3 miliardi totali dal 2022). Rappresentiamo appena il 2,85% delle forniture militari europee e siamo al 22° posto su 29 per incidenza sul Pil.
Non sono queste risorse a togliere fondi all’università. 
Chi vive i campus universitari deve comprendere i rischi della guerra ibrida e della manipolazione cognitiva, usate per polarizzare e indebolire le nostre democrazie. Come emerso anche dal confronto con il ministro Crosetto sulla proposta di uno scudo aereo per l’Ucraina, il vero ostacolo all’efficacia e alla razionalizzazione delle risorse è il diritto di veto dei 27 Stati membri.
La soluzione non è l’isolazionismo, ma una difesa e una politica estera comune europea, capace di superare i veti, abbattere gli sprechi ed evitare che la sicurezza collettiva venga strumentalizzata contro i diritti dei cittadini.