Siamo stati tre giorni in Israele e Cisgiordania per una serie di incontri, portando la nostra Offensiva di Pace. Eravamo in 9, oltre al presidente Igor Boni e alla tesoriera Federica Valcauda anche Laura Botti, Oreste Gallo, Roberto Vigna, Chiara Calore, Silvja Manzi, Luigi Del Carlo e Lorenzo Strik Lievers, rispettivamente il più giovane (19 anni) e il meno giovane (82 anni) della brigata nonviolenta radicale. Qui una sintesi di alcuni dei nostri appuntamenti.
A Gerusalemme il primo incontro con il Jerusalem Open House for Pride and Tolerance, l’ONG della comunità LGBTQ+ di Gerusalemme: ci hanno raccontato delle loro attività e iniziative di sostegno, informazione, assistenza, anche sanitaria, a ragazzi e ragazze di ogni etnia e religione, in particolare quelli che devono superare lo stigma nelle loro comunità più retrograde.
Poi Gershon Baskin, un profondo conoscitore della realtà israelo-palestinese, essendo stato per molti anni uno dei più influenti mediatori tra le parti. Ha pienamente condiviso lo spirito del nostro “appello-manifesto”, occorre marginalizzare gli opposti estremismi per costruire un comune percorso di convivenza pacifica. La volontà di annientamento del “nemico”, dal fiume al mare, non può che perdurare la guerra.
Ci siamo poi spostati a Beit Jala, in Cisgiordania, per incontrare alcuni membri di Parents Circle-Families Forum, una esperienza letteralmente incredibile. Persone, israeliane e palestinesi, che hanno perduto i loro familiari a causa del conflitto si ritrovano insieme, elaborano progetti, portano avanti attività, organizzano incontri di dialogo, campi estivi all’estero con i bambini… Ci dicono che sono l’unica associazione al mondo che non è felice di veder aumentare il numero dei propri membri ma che se loro – mamme che hanno perso i propri figli, uccisi dal “nemico” – sono in grado di lavorare insieme, avendo scelto la strada della convivenza e non quella della vendetta, non c’è motivo per cui non possano farlo tutti gli altri. Chiediamo loro un messaggio per le nostre opinioni pubbliche, la risposta è netta e senza esitazioni: smettetela di portare la nostra guerra nelle vostre piazze!
Rientriamo a Gerusalemme superando un check point, invalicabile per i palestinesi dopo il 7 ottobre.
Allo Yad Vashem – The World Holocaust Remembrance Center ci accoglie la direttrice del Dipartimento per l’Europa e la cooperazione internazionale. Ci spiega come questo sia un istituto apolitico, che non dipende dal Governo e che lavora (ancora) con le istituzioni internazionali, in particolare universitarie. Visitiamo poi questo luogo dedicato alla memoria di ognuna delle vittime dell’Olocausto e, come ha detto Strik Lievers nel suo video, se ne comprende la assoluta necessità.
Il giorno successivo, a Tel Aviv, incontriamo le donne dell’associazione israeliana Women Wage Peace, che insieme alla controparte palestinese Women of the Sun hanno dato vita a Mothers’ Call, un appello ai popoli israeliano e palestinese e ai loro leader per la risoluzione del conflitto, con iniziative nonviolente come le marce a piedi scalzi (se ne è tenuta una anche a Roma).
Subito dopo ci raggiungono gli esponenti di Hadash, uno dei partiti arabi-israeliani che si presenta alle elezioni all’interno della coalizione Lista Unita; Mauricio Lapchik, direttore della campagna, ha lanciato un appello per “una vera uguaglianza dal fiume al mare per israeliani e palestinesi“.
Abbiamo partecipato al Federalist Peace Summit, sul Mar Morto, organizzato da Democracy and Federalism Hub Palestine e Federal Future, una fantastica iniziativa di giovani e meno giovani palestinesi e israeliani che vedono nel federalismo uno strumento straordinario e concreto per arrivare a una convivenza pacifica.
Mentre a Tel Aviv, all’Ambasciata d’Italia, abbiamo avuto un importante e denso scambio con l’Ambasciatore Luca Ferrari, il Vice Capo Missione Massimo Baldassarre e il Consigliere per gli Affari Politici Andrea Pascali che ci hanno fatto un quadro della complessità del Paese e delle incognite relative al prossimo appuntamento elettorale.
È stata poi la volta di Aleh Yarok-Green Leaf, il partito antiproibizionista e libertario che presenta dei candidati in coalizione con “Israel First”. Con loro abbiamo parlato di legalizzazione, regolamentazione della cannabis e terapie con sostanze psichedeliche per soldati e veterani con disturbo da stress post-traumatico, realizzando quanto su questi temi siamo indietro…
Per chiudere la serie degli incontri politici/elettorali abbiamo parlato con Emilie Moatti, candidata dei Democrats, il partito di opposizione di centrosinistra. Con lei Daniel Shek, ex diplomatico, già ambasciatore in Francia, che ha conosciuto Marco Pannella, e Roberto Della Rocca, dirigente dei Democrats e commentatore per gli italiani dell’attualità politica in Israele. Anche con loro un intenso scambio di opinioni e un’ulteriore occasione per leggere quanto accade – e quanto potrà accadere dopo le elezioni – con maggiore contezza. E anche con loro torna, per l’ennesima volta, il concetto “dal fiume al mare” come luogo di necessaria convivenza per palestinesi e israeliani.
Infine, ulteriori chiacchierate con giornaliste e interpreti italiane e israeliane, sempre per parlare di quanto accade, del futuro, della nostra Offensiva di Pace.
Una camminata per le vie di Jaffa ci fa incrociare la parte più araba della città, con le donne sedute ai caffè a fumare il narghilè con le amiche. Un’immagine che ci accompagnerà per il resto del viaggio. Che termina all’aeroporto dove alle poliziotte di frontiera, durante il controllo di rito, non nascondiamo la nostra avversione nei confronti del Governo di Netanyahu… ciononostante ci lasciano ripartire.
Torniamo con la consapevolezza che il fulcro, l’essenza della nostra “Offensiva di pace” è molto più radicata di quanto avremmo potuto immaginare e che la valorizzazione delle parti già pronte a collaborare e a convivere è fondamentale, tanto quanto trasferire questo messaggio alle nostre opinioni pubbliche. Come ci hanno detto le due mamme palestinese e israeliana di Parents Circle (in foto): Stop bringing our war into your cities – smettetela di portare la nostra guerra nelle vostre piazze!

I video, le foto e i resoconti dei singoli incontri si possono trovare sui nostri canali social.