“Le drammatiche immagini dei ragazzi arrivati a nuoto a Ceuta mostrano il fallimento di un’Europa e di un Governo che sanno solo alzare muri. Giorgia Meloni smetta di liquidare le migrazioni come “emergenza clandestina fuori controllo” e pensi alle frottole raccontate sul nuovo Piano Mattei, e l’Europa la smetta di essere miope di fronte all’Africa.  Se non ci occuperemo dell’Africa sarà l’Africa a occuparsi di noi ammoniva inascoltato Pannella.
Per decenni l’Occidente ha guardato all’Africa soltanto con la lente assistenziale della beneficenza o con quella securitaria della polizia, ignorando le guerre in Sudan, in Congo, in Mali e il collasso del Sahel.
Il valore delle importazioni dell’UE dall’Africa valgono circa 189,5 miliardi: è una delle terre più ricche per le risorse naturali.
Per questo il problema migrazioni va osservato alla radice: dobbiamo guardare all’Africa per l’Africa” affermano Igor Boni e Federica Valcauda.

“Questa ricchezza non si traduce in benessere a causa di problemi interni, corruzione, assenza di industrie locali di lavorazione della materia prima in loco. L’Unione Europea deve fare un passo che vada oltre al Global Gateway: si devono interrompere accordi di facciata con i dittatori, creare una reale cooperazione paritaria con il coinvolgimento delle popolazioni locali e il superamento degli egoismi nazionali” aggiungono Boni e Valcauda.

“Oggi gli investimenti dovrebbero focalizzarsi sul reale sviluppo del partner africano, eliminando dazi e barriere economiche che rendono più conveniente l’esportazione del prodotto grezzo rispetto alla lavorazione in loco. La Cina e gli Stati Uniti stanno investendo in Africa, ma l’approccio europeo può e deve essere diverso e deve fondarsi sullo Stato di Diritto e sull’intenzione di uno sviluppo paritario e non predatorio del Continente”.