Federica Valcauda e Giulio Manfredi (Europa Radicale):
Abbiamo sostenuto da subito l’iniziativa di Marco Cappato e di Eumans a sostegno e difesa della Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aia, sottoposta agli attacchi sia di Putin che di Trump. Proprio perché non smettiamo di credere nei valori e negli ideali che portarono, nel luglio del 1998, a Roma, all’approvazione dello Statuto della CPI, non possiamo smettere di chiedere ai magistrati dell’Aia di emettere nuove incriminazioni nei confronti del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, alla luce dei crimini quotidiani commessi contro la popolazione civile ucraina.
Gli articoli 7 (crimini contro l’umanità) e 8 (crimini di guerra) dello Statuto di Roma sono chiari ed esaustivi. Citiamo solo l’incipit dell’articolo 7: “Ai fini del presente Statuto, per crimine contro l’umanità s’intende uno qualsiasi degli atti di seguito elencati, se commesso nell’ambito di un esteso o sistematico attacco contro popolazioni civili, e con la consapevolezza dell’attacco…”. Da oltre quattro anni, compresa questa notte, Vladimir Putin (comandante supremo delle Forze Armate) ha autorizzato in modo consapevole attacchi indiscriminati con droni e missili contro la popolazione civile dell’Ucraina. Il fatto che la CPI abbia già firmato mandati di arresto nei confronti di tre capi militari russi (Esercito, Aviazione e Marina) e dell’ex Ministro della Difesa per gli attacchi ai civili ucraini non è certo un esimente ma un’aggravante nei confronti di Putin. che rappresenta il vertice della catena di comando russa. Come non rileva il fatto che Putin sia stato incriminato dalla CPI nel 2023 per il reato di “deportazione di bambini ucraini”. I crimini non si annullano fra loro; semmai si sommano.
Purtroppo, dobbiamo constatare, infine, che il recente 28esimo anniversario dell’approvazione dello Statuto di Roma è passato invano, senza che il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, fornisse spiegazioni sulla sparizione dalla sua scrivania di quel “Codice dei crimini internazionali”, che darebbe finalmente completa attuazione nel nostro ordinamento dello Statuto della CPI. Il 16 marzo 2023, con un comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Governo aveva annunciato la presentazione di un disegno di legge denominato “Codice dei crimini internazionali”, ma tale disegno di legge non è stato poi effettivamente presentato alle Camere.
Il minstro Nordio, invece di dare i numeri (sbagliati) su quanti detenuti tossicodipendenti potranno essere trasferiti dal carcere alla comunità, potrebbe più utilmente utilizzare il suo tempo per terminare il proficuo lavoro iniziato e portato avanti dal suo predecessore, la ministra Marta Cartabia.
