Europa Radicale esprime la più ferma e totale solidarietà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro Guido Crosetto, all’eurodeputata Pina Picierno e al giornalista Nicola Porro, bersaglio di gravissime e intollerabili minacce di morte apparse sul canale Telegram legato alla macchina propagandistica del Cremlino.
“Come documentato nelle ultime ore la community che ruota attorno a Russia Today accoglie commenti di stampo chiaramente eversivo, in cui si auspica l’arrivo del missile ipersonico russo Oreshnik in Italia e l’augurio di finire “a testa in giù” come in Piazzale Loreto per le massime cariche dello Stato e per i rappresentanti dell’informazione e delle istituzioni europee” denunciano Igor Boni e Federica Valcauda di Europa Radicale.
Mentre sulle piattaforme online di RT si consumano queste derive violente contro la nostra democrazia, oggi pomeriggio a Viterbo, presso la Sala Conferenze della Provincia, si terrà comunque la proiezione del documentario di RT “Starobelsk: quei ragazzi non dovevano morire”, organizzata da Rifondazione Comunista e dal Comitato Viterbo Insieme.
Iniziativa che abbiamo denunciato tramite PEC alle istituzioni, aggiornando il dossier “La Peste Putiniana” che rileva come l’Italia sia il ventre molle della guerra ibrida portata avanti dal Cremlino.
«È un cortocircuito inaccettabile», dichiarano Boni e Valcauda. «Da un lato la propaganda russa minaccia di morte i vertici della nostra Repubblica, dall’altro in Italia si esibiscono i funzionari e megafoni di quella stessa emittente vietata dal Regolamento UE 2022/350.»
Chiediamo che ci si attivi per l’applicazione dell’art. 275 bis del codice penale, come già sottolineato negli esposti inviati dal compagno Marco Setaccioli alle procure di Bologna, Torino e Roma, per sanzionare chiunque agevoli la violazione delle misure restrittive dell’Unione Europea.
“La guerra ibrida di Mosca non si combatte solo al fronte, ma anche infiltrando il nostro dibattito pubblico e minacciando chi difende lo Stato di diritto. Le istituzioni non possono rimanere inerti o, peggio, complici logistiche di questa strategia” concludono gli esponenti Radicali.
