Presentata la proposta in conferenza stampa di fronte all’ingresso del Salone con le bandiere ucraine e di Europe Radicale
“Lo diciamo a Buttafuoco e amici: in Ucraina la cultura è libera; in Russia assolutamente no!”.

Sono intervenuti:
Igor Boni (Presidente di Europa Radicale)
Silvio Viale (Consigliere comunale di +Europa/Radicali)
Silvia Manzi e Giulio Manfredi (Europa Radicale)

“Oggi presentiamo ufficialmente la proposta di invitare l’Ucraina come Paese ospite d’onore del Salone Internazionale del Libro di Torino del 2027. Una proposta che è politica, culturale e civile insieme. l’Ucraina è la frontiera della resistenza europea contro l’aggressione criminale di Mosca e il valore immenso degli autori ucraini vecchi e nuovi deve essere valorizzato, anche come valore di resistenza attiva di una intera società che non vuole sottomettersi ai crimini del Cremlino. Autori che sono divenuti noti al pubblico italiano purtroppo solo dopo l’invasione su larga scala del 24 febbraio 2022. L’invito all’Ucraina sarebbe anche una risposta doverosa al vergognoso invito fatto alla Russia alla Biennale di Venezia nel nome di una cultura libera, che in Russia non c’è e non può esserci giacché gli artisti dissidenti devono sottomettersi alla violenza del regime, scappare o vengono incarcerati per marcire nelle carceri. Altro che libertà! Per Putin la cultura è da sempre strumento attivo di propaganda, di guerra ibrida contro l’Europa.
Presenteremo in Consiglio comunale la proposta di indicare l’Ucraina come ospite d’onore per il 2027 sperando di trovare ascolto. Non possiamo non ricordare come proprio in questo luogo nel 1992 manifestammo nel disinteresse della politica, dicendo che l’Europa muore o nasce a Sarajevo durante l’assedio serbo in Bosnia. Oggi, dopo oltre 4 anni di invasione su larga scala della Russia e oltre 1 milione di morti, diciamo che l’Europa può e deve rinascere a Kyiv. La nostra proposta va esattamente nella direzione di dare voce, luce, sostegno e vita a chi si sta battendo in modo esemplare contro l’invasore.
Lo diciamo a Buttafuoco e amici: in Ucraina la cultura è libera; in Russia assolutamente no!”.