Morto in Belgio con l’eutanasia Olivier Dupuis, due volte parlamentare europeo radicale, per 8 anni segretario del Partito Radicale Transnazionale
Tra gli innumerevoli messaggi di riconoscenza anche quello del Dalai Lama
Olivier Dupuis, nato ad Ath, in Belgio, il 25 febbraio 1958, è approdato al Partito Radicale nel 1981. Dupuis è stato una delle figure più significative e maggiormente incisive dell’intera storia radicale, motore e attore di numerose campagne transnazionali e nonviolente. Disobbedienze civili, arresti e lunghi scioperi della fame, missioni nonviolente in decine di paesi a difesa di dissidenti, minoranze e democrazia, hanno caratterizzato la sua attività politica. È stato uno dei principali fautori del Partito Radicale Transnazionale di cui è stato segretario dal 1995 al 2003. Parlamentare europeo radicale dal 1996 al 2004.
Colpito da un cancro ha scelto di morire con l’eutanasia a casa sua, a Bruxelles. Lascia una moglie e due figlie, di 11 e 14 anni. Nei giorni precedenti il suo prematuro decesso, molte decine di compagni radicali e leader di popoli oppressi gli hanno inviato i loro pensieri di riconoscenza. Tra questi il Dalai Lama “Mi dispiace molto sapere che non stai bene e ti ricordo nelle mie preghiere. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine per il costante sostegno che hai dato alla pacifica lotta del popolo tibetano per la libertà e la dignità durante i tuoi molti anni come membro del Parlamento europeo. Hai vissuto una vita ricca di significato al servizio degli altri e per questo ti sono grato”. Il primo ministro del governo tibetano in esilio, Pensa Tsering: “il tuo sostegno è stato più importante di quanto tu possa immaginare. A nome del popolo tibetano, grazie, Olivier”. Il primo ministro della repubblica cecena di Ichkeria, Akhmed Zakayev: “il tuo nome è già scritto a lettere d’oro nella storia del popolo ceceno. Sei parte integrante del nostro destino. Quando Ichkeria tornerà libera una delle vie della nostra eroica capitale porterà il tuo nome”. Adriano Sofri su Il Foglio: “Tu di galere ne avevi di più pittoresche e numerose della mia, sebbene più brevi, per fortuna: in Belgio da disertore, a Praga da dissidente, a Dubrovnik da militante, a Budapest e a Saigon e a Vientiane… Persone coraggiose come te sono rare, e non è un caso che altri te lo rimproverino”.
Dichiarazione di Silvja Manzi,Carmelo Palma e Igor Boni (Europa Radicale):
“Olivier è stato per noi e per un’intera generazione di radicali un esempio luminoso di militante della nonviolenza. Infaticabile, determinato, rigoroso e coraggioso, fino alla fine. Non ci sorprende che oggi venga ricordato con gratitudine dai difensori della democrazia in ogni angolo del mondo – ucraini, ceceni, georgiani e russi, cinesi, tibetani e uiguri, laotiani, vietnamiti, birmani e cambogiani, tunisini, cubani… -, rendono onore a un uomo che ha dato letteralmente corpo alla lotta politica.”
Foto © Lorenzo Ceva Valla
Riassumere l’incredibile vicenda politica di Dupuis è quasi impossibile, di seguito alcune tappe significative.
Olivier Dupuis è nato nel 1958 ad Ath (Belgio). Si è laureato in Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Louvain. Si iscrive per la prima volta al Partito Radicale nel 1981 e partecipa attivamente alla campagna contro lo sterminio per fame, moltiplicando le iniziative nonviolente che lo hanno portato in numerose occasioni nelle stazioni di polizia della città di Bruxelles. Nel 1982, ha condotto per cinque settimane uno sciopero della fame in modo che la legge detta “legge-sopravvivente”, adottata a larghissima maggioranza dal Parlamento belga, fosse effettivamente attuata. Nello stesso anno, viene arrestato a Praga per aver manifestato e distribuito volantini con altri attivisti radicali a favore della libertà e della democrazia. Dopo tre giorni di detenzione, viene espulso e gli viene vietato il soggiorno per un periodo di cinque anni.
Nel settembre 1985, partecipa a un’azione di distribuzione di volantini sulla costa dalmata a favore della rapida adesione della Jugoslavia alla Comunità europea, come mezzo per garantire una transizione pacifica dal sistema comunista alla democrazia. Arrestato con altri due attivisti radicali a Dubrovnik, viene incarcerato per tre giorni, poi espulso e condannato a tre anni di divieto di soggiorno.
Sostenendo che né la difesa militare né la difesa civile alternativa costituiscono difese efficaci di fronte alle minacce reali per la pace e la sicurezza costituite essenzialmente dall’assenza di democrazia nell’Unione Sovietica e dal mancato rispetto del diritto alla vita nella parte meridionale del mondo, viene arrestato nell’ottobre 1985 e incriminato per diserzione. Condannato a due anni di reclusione, viene rilasciato nell’agosto 1986, dopo aver trascorso 11 mesi nelle prigioni belghe. A sostegno di Dupuis si espressero i dissidenti russi Leonid Pljušč e Vladimir Bukovsky e Altiero Spinelli.
Dalla fine del 1988, risiede a Budapest dove partecipa all’organizzazione del congresso del Partito Radicale Transnazionale che si terrà lì nell’aprile 1989. Dal 1989 al 1993 coordina le attività del PR nei paesi dell’Europa centrale. Nel dicembre 1991, mentre la Comunità Europea si ostina ancora a non procedere al riconoscimento internazionale delle repubbliche dell’ex Jugoslavia, si reca con Marco Pannella e altri radicali nelle trincee della città assediata di Osijek, e vi indossa l’uniforme croata nel capodanno del 1992.
A Sofia, nel luglio 1993, è stato eletto Presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale Transnazionale.
Nel marzo 1994, inizia un digiuno di dialogo (che durerà 28 giorni) con i membri della V Commissione delle Nazioni Unite, per ottenere un accordo sul finanziamento del Tribunale ad hoc per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia.
A Roma, nell’aprile 1995, durante il 37° Congresso radicale, viene eletto segretario generale del Partito Radicale Transnazionale.
Nell’aprile 1996, diventa membro del Parlamento europeo. È membro della Commissione Affari Esteri, membro supplente della Commissione Libertà Pubblica e membro delle Delegazioni con l’Europa sud-orientale e con la Transcaucasia.
Durante l’estate del 1998, lancia la campagna del Partito Radicale Transnazionale a favore dell’incriminazione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità del presidente Milosevic da parte del Tribunale penale internazionale sui crimini commessi in ex Jugoslavia. Nella primavera del 1999 consegna al vice-procuratore del tribunale, Graham Blewitt, più di centomila firme di cittadini di tutto il mondo che chiedono l’incriminazione di Slobodan Milošević.
È stato rieletto al Parlamento europeo nel giugno 1999 nella circoscrizione dell’Italia Nord-Occidentale; membro della Commissione Costituzionale, membro supplente della Commissione Affari Esteri e membro delle Delegazioni con l’Asia meridionale e con la Transcaucasia.
Nel giugno 2001, manifesta con Martin Schulthes a Saigon (Ho Chi Minh City) a favore della democrazia e della libertà di religione davanti alla Pagoda di Tinh Minh dove è detenuto il Venerabile Thich Quang Do, numero 2 della Chiesa Buddista Unificata, non riconosciuta dalle autorità di Hanoi. Arrestati, vengono interrogati per qualche ora e poi espulsi in direzione di Bangkok.
In occasione del secondo anniversario del “Movimento del 26 ottobre 1999” e in segno di solidarietà concreta con cinque dei leader del movimento arrestati allora e diventati da allora desaparecidos, Olivier Dupuis, Silvja Manzi, Massimo Lensi, Bruno Mellano e Nikolaj Khramov manifestano il 26 ottobre 2001 a Vientiane per “la libertà, la democrazia e la riconciliazione in Laos”. Arrestati dalle autorità di Vientiane, vengono interrogati a lungo e poi incarcerati per due settimane nella prigione di Phontong. Condannati a due anni e mezzo di carcere al termine di un processo-farsa, vengono immediatamente espulsi dal paese.
Il 26 febbraio 2004, Olivier Dupuis ha interrotto uno sciopero della fame di 40 giorni in seguito all’adozione da parte del Parlamento europeo di due emendamenti che aveva depositato. Nel 1° il PE “chiede alla Commissione e all’Alto Rappresentante per la PESC di studiare il Piano Akhmadov che propone, sulla base dell’esperienza della comunità internazionale in Kosovo, l’istituzione di un’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia”. Il secondo emendamento adottato dalla plenaria del PE afferma che “la deportazione di tutto il popolo ceceno ordinata da Stalin il 23 febbraio 1944 ha, in virtù della 4a Convenzione dell’Aia del 1907 e secondo la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1948, ha costituito un atto di genocidio”.
Dal 2005 era in “congedo” dalla politica militante ma come giornalista freelance ha continuato ad alimentare e animare spazi di lotta politica. È stato negli ultimi anni estensore di numerosi appelli transnazionali volti al sostegno dell’Ucraina di fronte all’assalto criminale della Russia di Putin, appelli che hanno visto l’adesione delle massime personalità della cultura, della società e della politica europea.
