Giulio Manfredi e Federica Valcauda (Europa Radicale):

Nella conferenza stampa di ieri – tenuta peraltro nella stessa sala del Consiglio Regionale dove avrebbe dovuto tenersi la seduta di Consiglio – il Presidente Alberto Cirio ha dichiarato, fra l’altro, rispetto al caso Chiorino “.. Quando rappresenti le istituzioni, la vita privata e quella pubblica sono la stessa cosa. Non c’è uno spartiacque …”. Cirio ha ragione ma né lui né tantomeno la sua ex vice presidente sono stati coerenti: proprio perché Elena Chiorino è stata per ben sette anni, per due legislature, ai massimi vertici dell’amministrazione regionale, avrebbe dovuto venire ieri in Consiglio Regionale, nella sede rappresentativa di tutti i cittadini piemontesi, a presentare le sue dimissioni e a spiegare le sue ragioni; anche, magari, a spiegare perché non ha indicato nella sua dichiarazione patrimoniale dell’anno scorso la sua partecipazione nella società “5 forchette s.r.l.” (come prevede l’art. 3 della legge regionale n. 28/2021). E il presidente Cirio avrebbe dovuto pretendere che lo facesse.

Invece, Elena Chiorino ieri non è nemmeno venuta in Consiglio Regionale. Invece, ancora una volta, l’istituzione regionale è stata svilita e strumentalizzata per fini di parte, calpestando le regole democratiche e l’esigenza di trasparenza degli amministratori nei confronti dei cittadini. Chi come noi radicali denuncia la spartizione partitocratica della cosa pubblica da oltre trent’anni non si stupisce. Ma il fatto che ieri abbiamo assistito all’ennesima manifestazione di tale spartizione non è un’attenuante, è un’aggravante.